La timidezza non esiste

 

È uscito il mio secondo libro che si intitola “La timidezza non esiste” e ti voglio condividere il primo capitolo e l’indice, così ti puoi fare un’idea di come è strutturato.

Questo libro mi è costato parecchi sforzi e un numero incalcolabile di ore davanti al PC per scriverlo, ma tutto sommato sono contento perché sono riuscito a creare un vero e proprio manuale pratico pieno di strategie e consigli per dire addio alla timidezza per sempre.

 

Ti riporto qui di seguito l’intero primo capitolo e poi, a fine articolo, l’indice.

 

Capitolo 1:

LA TIMIDEZZA NON ESISTE

 

Cosa significa che la timidezza non esiste?!

Partiamo analizzando la definizione di Treccani sulla timidezza: “l’esser timido, la qualità di chi è, o si mostra, timido, soprattutto come atteggiamento abituale di chi è poco sicuro di sé, indeciso ed esitante, incerto nell’agire per soggezione, per timore del giudizio altrui.”

Invece, Wikipedia dice che la timidezza è un tratto della personalità che caratterizza in varia misura il comportamento di un individuo improntato a esitazione e impaccio superiori a quanto manifestano in analoga situazione altri soggetti, ovvero a una minor socievolezza.

Ecco, adesso che hai letto queste 2 definizioni potesti dirmi che mi sto sbagliando e che in realtà la timidezza esiste eccome, ma la verità è un po’ più sottile.

Come hai potuto leggere da Treccani e Wikipedia la timidezza sembrerebbe un tratto caratteriale che va ad influenzare i comportamenti della persona considerata timida.

Il fatto è che è difficile capire qual è il carattere di una persona, perché il carattere è una cosa che può modificarsi nel corso della vita (se non si potesse modificare il proprio carattere non sarei qui a scrivere questo libro). Quindi per capire se una persona è timida si vanno a prendere in considerazione i suoi comportamenti.

Questo si può riassumere come: se un individuo è socialmente più impacciato e si comporta da “timido” allora vuol dire che il suo carattere e la sua personalità sono quelle di un individuo timido.

Ti invito ora a fare questa riflessione: se la persona considerata timida cambiasse i comportamenti, sarebbe ancora possibile considerarla timida?

La timidezza è una finzione, un’etichetta che alle persone piace utilizzare perché vogliono categorizzare tutto. “Sei dislessico”, “sei timido”, “sei iperattivo”, “disgrafico” e così via, ci sono etichette infinite. Il punto è che quando etichetti un essere umano lo distruggi e non gli dai più la possibilità di migliorarsi e di fare una trasformazione nella sua vita.

Quando ci si convince di essere fatti in un certo modo, la maggior parte delle persone si dà per vinta e non fa più nulla per migliorare o per cambiare la propria vita. Non è colpa delle persone e non è colpa tua se pensi di essere timido, semplicemente nessuno ti ha detto che il carattere può essere cambiato.

Nel mio primo libro, non so se l’hai letto, ho dedicato un intero capitolo per spiegare che non si nasce timidi e che anche se si crede di esserselo si può cambiare.

Quella che si considera timidezza è semplicemente un insieme di convinzioni limitanti e comportamenti acquisiti non funzionali. Ti faccio degli esempi.

Immagina un bambino che viene sgridato e punito molto spesso perché giocando fa troppo baccano o perché a volte parla a sproposito. Potrebbe essere che questo bambino inizi a comportarsi in maniera diversa, parlare meno e magari nell’adolescenza inizia pure a giocare ai videogiochi e a chiudersi in casa molto spesso. La conseguenza di tutto ciò è che continuando a socializzare meno, si sentirà sempre a meno agio nelle situazioni sociali. In più, magari, gli si sono anche formate delle convinzioni negative o paure che lo limitano nel dire la propria opinione quando è con altre persone perché quando era piccolo è stato punito per aver parlato “a sproposito”.

Questo era solo un esempio, non è che per forza di cosa bisogna essere stati maltrattati per “diventare timidi”. Infatti, un’altra cosa che può portare a sviluppare una scarsa fiducia di sé stessi sono i cosiddetti fallimenti.

Prendiamo il caso di un ragazzo adolescente alle prime armi che va a parlare con tre ragazze che gli piacciono e che tutte e tre le ragazze lo rifiutino. Potrebbe essere che questo ragazzo si formi la convinzione di non piacere, di non essere simpatico o di essere brutto e di conseguenza queste convinzioni faranno sì che lui si senta a disagio le prossime volte che parlerà con delle ragazze o che si senta timido.

Ovviamente c’è rimedio a tutto ciò, altrimenti non sarei qui a scrivere questo libro.

Le convinzioni negative possono essere sradicate e se ne possono impiantare di nuove, positive e funzionali all’obiettivo che si vuole raggiungere.

Come si fa?! Semplice!

Bastano 2 step: consapevolezza e nuovi riferimenti.

 

Step 1.

La consapevolezza è il primo passo per poter modificare le convinzioni. Più avanti ho dedicato l’intero capitolo 4 per spiegare che mentalità adottare per raggiungere il successo (con successo intendo la realizzazione dei propri obiettivi e di quello che si desidera), quindi intanto ti accenno solamente.

È importante che tu capisca che nessuno “nasce imparato”, sbagliare e fallire sono cose normalissime e se in questo momento ti senti di avere delle convinzioni negative rispetto a qualcosa perché in passato hai fallito, sappi che, se hai sbagliato, è perché non avevi (e non hai ancora) sviluppato le abilità per riuscire in quella cosa.

Mi spiego meglio: se credi di essere incapace a relazionarti con gli altri perché non sai mai cosa dire e ti ritrovi troppo spesso in quei momenti di silenzio imbarazzante, è perché non hai ancora sviluppato le abilità sociali che ti servono.

È veramente incredibile come noi esseri umani così tanto intelligenti, a volte, caschiamo in delle enormi stupidaggini, ci blocchiamo e non riusciamo più a venirne fuori. Troppe volte quando sbagliamo in qualcosa o non riusciamo al primo tentativo, pensiamo di non essere portati per quella determinata cosa.

Capita di fare qualche gioco o attività, fare schifo e pensare: “Cavolo! Sono proprio negato a questo gioco!”.  Penso che almeno una volta sia successo a tutti. Ogni tanto mi succede ancora, qualche settimana fa sono andato a giocare a bowling dopo anni che non giocavo ed ho fatto proprio schifo… Lì nel momento mi è venuto da pensare “cavolo sono proprio negato” ma poi mi sono subito corretto perché sono consapevole. Sono consapevole che è normale fare schifo se è la prima volta che si gioca.

Un po’ come quella volta a Bangkok quando con Miky (uno dei miei migliori amici e compagno di avventure) ed una ragazza del posto ho giocato a biliardo per la prima volta. Ricordo che i primi tiri erano veramente penosi, non sapevo come tenere la stecca e facevo fatica a colpire la palla bianca, figuriamoci le altre! Nonostante questo, nei giorni successivi ho continuato a giocare nonostante fossi un pessimo giocatore e facessi delle altrettante pessime figure. Alla fine, la perseveranza ha pagato ed ora so giocare discretamente.

Sono diventato un campione in biliardo?! No e sinceramente non me ne frega nulla, però so giocare e mi diverto a farlo quando ne ho l’occasione.

Poi ovviamente non serve diventare dei campioni in qualsiasi cosa, ci si può permettere anche di fare schifo, soprattutto nelle cose che non ci interessano. Il non saper giocare a bowling non influisce nella mia vita ma ho la consapevolezza che se volessi migliorare, ho le abilità per poterlo fare; basta che inizio a giocarci ogni giorno e che mi studio le tecniche dei campioni.

La cosa importante è riuscire a fare ciò che si vuole fare. Penso che se sei qui a leggere questo libro, quello che ti interessa è riuscire a farti più amici, trovare la tua anima gemella, riuscire ad esprimere il tuo potenziale e migliorare le tue abilità sociali. Per poter raggiungere questi obiettivi, che fin ora non hai raggiunto, è importante avere la consapevolezza che si può migliorare.

Ti riporto qui sotto la lista, che avevo scritto nel mio primo libro, di persone che sono riuscite a superare la timidezza ed avere anche molto successo nella loro vita.

Emma Watson (Hermione Granger) ha rivelato in un’intervista di essere molto timida e di non amare andare alle feste. Ha detto che è sempre stata molto timida.

 

Jim Carrey il famosissimo attore comico, non è sempre stato così estroverso. In realtà, da bambino era molto timido e non aveva molti amici. Poi grazie alla recitazione è diventato ciò che è oggi.

 

La cantante Lady Gaga ha creato il suo personaggio, di donna sicura di sé, per combattere la sua paura del palco. È sempre stata timida fin da quando era una bambina.

 

Johnny Depp ha detto di essere fottutamente timido e che non gli piacciono le situazioni sociali. Nonostante questo, i personaggi che interpreta sono super espressivi.

 

Robert Pattinson (protagonista di Twilight) ha affermato che prima di diventare famoso era molto introverso. Così tanto che non riusciva neanche a parlare con una donna.

 

Tom Hanks durante la sua infanzia si spostava continuamente con la sua famiglia, per questo ha sempre avuto pochi amici e si è portato dietro per lungo tempo un gran senso di solitudine.

 

Nicole Kidman dice di essere molto timida e che con l’avanzare dell’età ha superato parte di quella timidezza.

 

Julia Roberts, attrice americana, ha detto che durante la sua giovinezza trovava difficile parlare con i ragazzi e ancora oggi diventa rossa in situazioni imbarazzanti.

 

Kim Kardashian nonostante i suoi 130 milioni di followers su Instagram e sembri molto estroversa, dice di essere troppo timida per andare a ballare in una discoteca.

 

Michael Jordan da ragazzo era molto timido, al punto che ha frequentato per tre anni un corso di economia domestica, dove ha imparato a cucire, spaventato dal fatto che, crescendo, non avrebbe mai trovato una donna con cui sposarsi. Poi ha iniziato a giocare a basket ed è diventato il miglior giocatore di sempre.

 

Bill Gates pur essendo stato per moltissimi anni l’uomo più ricco al mondo, ha sempre preferito non esporsi troppo al pubblico. Ma anche così, ha dimostrato di essere un uomo di successo.

 

Come loro, ci sono anche molti altri personaggi che sono riusciti a superare la timidezza, ti basterà fare qualche ricerca in internet per trovarli.

Ci sono anche persone che sono riuscite ad avere successo nonostante si considerassero o fossero considerate timide come: Steven Spielberg, Mark Zuckerberg, Abraham Lincoln, Selena Gomez, Jessica Alba, Brad Pitt, Justin Timberlake, Elon Musk… la lista potrebbe essere ancora molto lunga ma mi fermo qui. (Sì, anche io non ci potevo credere che Brad Pitt si considerasse timido!)

 

La timidezza è semplicemente una cosa mentale che tu credi di avere e di conseguenza ti autolimiti. Il punto è che la timidezza non esiste, non è una cosa fisica che ti è stata affibbiata, non è come una gamba mozzata che ti impedisce di camminare.

So anche che hanno fatto dei test di risonanza magnetica dividendo in un gruppo le persone considerate sicure di sé e in un altro gruppo quelle timide. Tra i vari test ce n’è uno in cui hanno mostrato delle immagini di facce note e facce sconosciute alle persone esaminate.

Il risultato è stato che con le facce sconosciute le persone considerate timide avevano un’attivazione maggiore di una parte del cervello chiamata amigdala.

Non farti ingannare da queste cose e da chi cerca di farti credere che se nasci quadrato non puoi morire tondo. È normale che una persona che ha paura di parlare con gli sconosciuti abbia una reazione diversa di chi non ne ha. Questo inoltre non significa che quella reazione non possa essere cambiata. Tempo fa un ragazzo di nome Alex mi ha detto una cosa molto interessante: “Non sai parlare con le persone? Bene, allora parla con 100 persone e poi saprai come fare!” e questo vale anche per gli sconosciuti e per tutte le cose che non sappiamo fare o di cui abbiamo paura.

Parla con 100 sconosciuti e non avrai più paura di parlare con persone nuove.

Parla in pubblico 100 volte e diventerai molto più bravo e con meno paura.

Gioca a biliardo 100 volte e diventerai un bravo giocatore.

La lista può continuare all’infinito. L’azione è la cosa che paga di più quando si vuole imparare qualcosa. Prima si fa azione e nel durante si migliora cercando le strategie più efficaci.

 

Ricapitolando, lo step 1 è prendere consapevolezza che le convinzioni si possono modificare e che se, in passato, hai sempre pensato di essere timido da oggi le cose possono cambiare.

 

Step 2.

Il secondo step è fare delle nuove esperienze ed ottenere dei risultati diversi che di conseguenza creano dei nuovi riferimenti mentali e delle nuove convinzioni.

Quando sono stato in Portogallo a fare un corso con John Grinder (coach e uno dei due inventori della PNL), John ci ha raccontato una storia interessante.

La storia inizia con Nick, un ragazzo americano molto timido di circa 20 anni, che arriva nello studio di John in California accompagnato dai suoi genitori.

John chiede il motivo della visita e il ragazzo dice che vuole iniziare a prendersi le sue responsabilità come adulto e che vorrebbe avere una ragazza perché non ne ha mai avuta una e che era troppo timido per chiedere un appuntamento.

A quel punto Grinder invita i genitori ad uscire dalla stanza per parlare da solo con il ragazzo e gli fa una proposta.

John: “Hai detto che vuoi prenderti le tue responsabilità, quindi, se vuoi il mio aiuto, dovrai pagarti il coaching da solo senza i soldi dei tuoi genitori, come farebbe un adulto.”

Nick (un po’ sconsolato): “Ma io non lavoro e non ho soldi… mi sa che non posso proprio farlo questo coaching.”

John: “Ti propongo una soluzione, se andrai a parlare con 50 persone e gli farai fare questi questionari, aiutandomi nella mia ricerca, potrai considerare il tuo conto pagato e potremmo fare le sessioni di coaching.”

Nick: “Ci sto! Affare fatto! A chi devo far fare i questionari?”

John: “Alle commesse dei negozi di Victoria’s Secret”

Nick accetta il lavoro, saluta John e parte alla ricerca dei negozi per intervistare le 50 commesse. Nick è fiducioso perché pensa che poi con il coaching di John riuscirà a trovarsi la ragazza ma allo stesso tempo è un po’ impaurito perché le commesse di Victoria’s Secret sono quasi tutte belle ragazze giovani sui 20 anni.

Una volta completati i 50 questionari Nick torna nello studio di John e, soddisfatto, gli consegna il lavoro compiuto.

Nick: “John ho fatto ciò che mi avevi chiesto, ecco i 50 questionari!”

John: “Molto bene Nick, come è andata?”

Nick: “Bè, devo dire che è stato un lavoro lungo… 50 questionari sono tanti ma alla fine è andata bene. E la sai una cosa?! Ho pure avuto un appuntamento con una delle ragazze, siamo usciti ed è andata bene. Ora ci stiamo sentendo!”

John: “Ottimo!”

Nick: “Bene, adesso possiamo fare il coaching insieme?”

John (con un bel sorriso): “L’hai già fatto il coaching! Ti sei preso le tue responsabilità andando a fare i questionari al posto di far pagare i tuoi genitori, e hai avuto l’appuntamento che volevi con una ragazza. Non abbiamo nient’altro da fare noi due.”

 

Mi piace molto questo tipo di approccio nel coaching perché punta subito a far fare l’esperienza senza perdere tempo. Nick ha parlato con 50 ragazze con la scusa di avere un questionario da fare e questo l’ha aiutato a “bypassare” la timidezza e alla fine ha ottenuto l’appuntamento che voleva.

In questo modo Nick si è creato dei nuovi riferimenti grazie all’esperienza fatta. Se prima pensava fosse impossibile ottenere un appuntamento ora la sua convinzione è, per forza di cose, cambiata.

Questo è il potere di crearsi nuovi riferimenti grazie alle esperienze di vita, ed il mio metodo si basa principalmente su questo.

Infine, prima di concludere questo capitolo, c’è una precisazione che voglio fare. Oltre alla timidezza, che abbiamo capito essere semplicemente un’etichetta, c’è anche quella che viene considerata “fobia sociale” e in questo caso le cose si fanno più serie perché possono intervenire i medici: psicoterapeuti e psichiatri ed iniziare a dare farmaci pesanti.

La fobia sociale è diversa dalla timidezza perché è molto più intensa e può portare a veri e propri attacchi di panico in situazioni sociali.

Non sono un medico e quindi non voglio e non posso entrare nel merito per consigliare qualsiasi tipo di terapia, ma voglio solo fare una considerazione. Sono convito che molte persone pensano di essere socio fobiche senza aver valutato correttamente l’entità della cosa.

Prima di iniziare terapie varie bisogna capire se si tratta solamente di paura delle situazioni sociali, diventare rossi quando si parla di fronte ad un gruppo di persone, imbarazzo e impaccio quando si parla con uno sconosciuto o con una persona dell’altro sesso. In questo caso iniziare una terapia con farmaci non ha senso. (questa è la mia personale opinione da non medico)

Diversa invece è la situazione in cui non si riesce a stare in situazioni sociali per via di attacchi di panico. In questo caso, il mio consiglio è di iniziare una terapia con un coach o qualche medico. Nel caso di terapia con i farmaci, assicurati che ci sia anche un supporto psicologico perché le terapie che prevedono solo l’uso dei farmaci non risultano efficaci. I farmaci non ti aiutano a socializzare! Ti riducono un po’ l’ansia semmai, ma non ti possono aiutare a sviluppare le abilità sociali di cui hai bisogno per stare insieme ad altre persone.

Ovviamente non sto parlando a vanvera, ci sono degli studi a tesi di ciò che dico (Clark e Agras, 1991; Fallon et al., 1981; Gelernter et al., 1991). In questi studi viene evidenziato che la terapia meno efficace è stata quella con solo i farmaci, mentre le altre 2 terapie sperimentate erano: farmaci più supporto psicologico (terapia cognitivo-comportamentale) e l’altra: effetto placebo più supporto psicologico. Ti sembrerà strano ma in questi studi la terapia con l’effetto placebo, in alcuni casi, è stata quella che ha funzionato di più.

Forse perché alcuni famaci ostacolano il processo di terapia cognitivo-comportamentale? Non ho la risposta a questa domanda ma ti consiglio di informarti bene prima di iniziare una qualsiasi tipo di terapia e di cercare un medico o un coach con cui ti trovi bene, che ti sia di supporto e con cui puoi creare un rapporto di amicizia che sarà fondamentale per la buona riuscita della terapia. Queste sono solo considerazioni mie, da non medico.

Ricorda che devi essere tu a preoccuparti della tua salute perché gli altri non lo faranno. Là fuori ci sono tantissime persone senza scrupoli che vogliono soltanto prenderti come cliente e spillarti soldi. Cerca con cura la persona adatta perché ce ne sono.

 

Forse è stato un po’ pesante questo ultimo paragrafo ma ci tenevo a fare una precisazione sull’ansia sociale prima di proseguire. Ovviamente potrai utilizzare i contenuti del libro anche se stai facendo una qualsiasi tipo di terapia!

 

Concetto chiave:

A definire ciò che sei NON è il carattere ma le tue esperienze, i tuoi comportamenti e le tue azioni.

 

Se questo primo capitolo ti è piaciuto e ti ha incuriosito puoi trovare il mio libro su Amazon sia in formato cartaceo che in formato kindle!

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INDICE

Cosa imparerai leggendo questo libro e che risultati otterrai – pag. 9

Capitolo 1:  LA TIMIDEZZA NON ESISTE – pag. 14

Capitolo 2:  L’INIZIO E LA TRASFORMAZIONE – pag. 32

Capitolo 3:  COME FARE?! – IL METODO – pag. 40

Capitolo 4:  PILASTRO I: COME SVILUPPARE UNA MENTALITÀ VINCENTE – pag. 45

I due Mindset – pag. 47

Fallimenti e perseveranza – pag. 58

Responsabilità – pag. 64

Linguaggio – pag. 66

Capitolo 5:  PILASTRO II: OBIETTIVO: COME TROVARLO E SCRIVERLO – pag.   70

Trovare un obiettivo – pag. 72

Come scrivere un obiettivo – pag. 76

Capitolo 6:  PILASTRO III: FARE L’ESPERIENZA – pag. 99

Capitolo 7:  L’IMPORTANZA DELLE ABILITÀ SOCIALI – pag.  116

Capitolo 8:  COME SBLOCCARSI NELLE SITUAZIONI SOCIALI – pag.  123

3 regole per conoscere nuove persone – pag. 124

Come approcciare – pag. 129

Come avere argomenti di cui parlare – pag. 141

LISTA ESERCIZI PRATICI (sfide sociali) – pag. 154

Capitolo 9:  LO STATO DI FLUSSO – pag. 171

Che cos’è lo stato di flusso? – pag. 171

Come utilizzare il flusso per conoscere nuove persone ed essere performanti nelle relazioni sociali – pag. 175

L’ANTI-FLUSSO – come autodistruggersi – pag. 183

Due mie esperienze – pag. 185

Capitolo 10:  PILASTRO IV: LE STRATEGIE E LA LORO IMPORTANZA – pag.   191

Cos’è lo Stato?– pag. 193

Le 4 differenti strategie per gestire lo stato – pag. 195

1 – Mente

2 – Respiro

3 – Fisiologia

4 – Focus

Modi rapidi per cambiare di stato – pag. 239

Lista di esercizi per cambiare stato – pag. 241

Capitolo 11:  LIBERARSI DAL PATTUME – pag. 248

Complesso di inferiorità – pag. 249

Da cosa deriva il complesso di inferiorità? – pag. 249

Come superare il complesso di inferiorità – pag. 253

Giudizio altrui – pag. 259

Cos’è la paura del giudizio altrui e da cosa deriva? – pag. 261

Come superare la paura del giudizio altrui – pag. 264

Persone negative – pag. 272

Convinzioni limitanti – pag. 278

Pessimismo – pag. 289

Pretendere troppo da sé stessi ed essere troppo severi – pag. 293

Capitolo 12:  PIANO D’AZIONE – pag. 300

Come creare un piano d’azione in 4 step – pag. 302

Capitolo 13:  FAQ – DOMANDE FREQUENTI – pag. 309

Capitolo 14:  LA NUOVA VITA INIZIA ORA – pag. 326

RISORSE:  RIEPILOGO ESERCIZI E LISTA DI COSE DA FARE – pag.  341

 

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